Una con Tutto

Prefazione di Anna D’Angelo:
<<La poesia di Jacopo Landi, versi sciolti di sorprendente caratura. Una con tutto si pone in una vetrina di passanti che ne ammirano la luce attraverso tagli ben precisi, miranti e con una spontaneità di spudorato effluvio!>> 

Ho smesso di contare le notti. Ho smesso anche di viverle.
Perdo i sensi. Tre, quattro ore. Non sogno, lascio che sia. Almeno lì.
Ci sono ombre che scompaiono mentre le stai fissando.
Respiri che non disegnano alcunché su finestrini disponibili.
Il cielo è, come una poesia rotta, orfano di un attacco.
L’acqua sale su da tutte le parti.
Annega vestiti stinti e biascica via anime immuni al cambiamento.
La cortina di fumo di una pessima idea appanna la retina di un cieco.
Un giocatore istintivo e casuale. L’azzardo della grande legge del cazzo duro.
Perché se una vittoria non ha osato e se una mano non fa piangere un paio di cosce
resta davvero poco, praticamente nulla, con cui sporcare un epitaffio.
La vita è una buca coperta da una pozzanghera. A volte è bagnata ma non sei sempre tu a spruzzare.
Città a geometrie alterne, pezzi irregolari di un puzzle che offre cupi scenari e febbri irrisolte.
Ratti meschini si spacciano l’ultimo cruciverba per un’altra notte
Ma non puoi soffiare via il dolore con la delusione.
Ognuno sceglie l’orizzonte del secondo a cui è appeso
L’onestà è la mescalina della prima sfumatura di sbronza che alleggerisce le vene.
Non dura mai. Non basta mai. Ma alla fine ci sono almeno due tette.
Sei una macchina affidabile. Che te ne fai di un titolo, di un sentimento.
Quando sei morto dieci anni fa. Quando le parole sono solo merda e riesci a sentirlo.
I cani abbaiano alle macchine che non rincorreranno mai.
Le principesse hanno corone di rose appassite alle ginocchia e sono inservibili il resto del tempo.
Anticipi, anticipi tremendi su morti sempre più prossime.
Molto spesso gli addii hanno il gusto di un film o di un libro dimenticato.
Sguardi imbambolati si pagano con la vita, bruciati sull’altare della curiosità.
L’armonia è una brutta bestia.
La scrittura è la bestia peggiore di tutte.
Anime d’argento e Giuda che continuano a giocare il trenta a notte fonda.
La vittoria è male, porta sazietà e oblio.
C’è chi ritorna in un battito di ciglia da dove è venuto, per andarsene in silenzio.
La mancanza di tempo in un mondo di tempo vomitato.
I segreti sono come le casualità, tutti ne parlano ma nessuno ne ha mai visto uno.
Non so quanto tempo mi resti. E non so neanche cosa farci col tempo che resta. Io non resto.
Spero di parlare con Foster Wallace prima della fine e di ballare con un lupo solitario.
In qualche modo non ci sarà vecchiaia nel mio orizzonte.
Mi risveglierò in un branco di figure miste, lungo una notte piena di ardore ingiustificato.

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