Cristiana Ravello

by Anna D'Angelo

02.01.22

Alias Francesca Bruni

Roma, giovedì 15 novembre 2007 Scendevo le scale di un celebre hotel situato nel centro storico di Roma, Erano le 11 del mattino, decisi di fare una pausa caffè. In quel periodo lavoravo in ricerca psichiatrica, le riunioni si svolgevano sempre in una Sala Privè dalla quale si poteva ammirare un passaggio notevolmente variopinto di colorata umanità. Attori, registi, stilisti, medici, pensatori, artisti di ogni genere, etnie multiple, famiglie, madri, amanti, studenti ed agonisti in relax. Vi assicuro che per quanto io fossi curiosa era davvero uno spettacolo straordinario, ad ognuno avrei chiesto di raccontarmi una storia, le loro abitudini e anche quelle alimentari perché nei loro piatti a volte comparivano cose bizzarre, chissà che non le avessero estratte dalle loro borse! Durante la riunione si parlava di trattare il sonno come cura della depressione e dopo ore di approfondimenti sulla teoria di Pavlov  confrontata con quella di Rudolf Hess, avevo urgente bisogno di fare due passi. Uscii a sedermi nel loro meraviglioso giardino, la temperatura era piacevole come sono sempre autunni e inverni a Roma, vicino a me c’era una donna di regale e rara bellezza, stava leggendo il Times di Londra e sfogliava le pagine con poco interesse soffermandosi poi su una in particolare, immaginai avesse trovato quel che stesse cercando. Nell’immediato il suo volto si trasformò, il colore dell’incarnato mutò, la sua sudorazione anche e abbondante acqua iniziò a girovagar per i suoi occhi. Si asciugò il viso madido di lacrime e guardandomi mi chiese se fossi stanca. Mah.., dissi, si forse sono un po ‘ stanca ma lei perché piange? Posso esserle di aiuto? Mi rispose che la tristezza va e viene ma la stanchezza, bè a quella bisogna provvedere altrimenti rischi che ti tolga tutte le energie e non le recuperi più se sei sempre stanco. Lei piangeva devastata presumibilmente da una notizia appresa da un quotidiano e era preoccupata per la mia stanchezza, mi domandai se fosse vera o frutto della mia immaginazione cotanta “considerazione” . C’è quella disciplina pseudoscientifica che si chiama fisiognomica alla quale ho sempre riservato massima fiducia , nel tempo si è rivelata una fedele compagna mostrandomi i giusti aspetti caratteriali di tutti gli esseri umani che mi circondavano. Questa donna aveva gli occhi grandi come quelli di un cerbiatto, sguardo magico quasi fiabesco, luminoso di una luce avvolgente, buono come quello di una madre mentre accudisce amorevolmente il proprio bambino. Ne rimasi incredibilmente affascinata, ammaliata. Mi rivolsi a lei con formali scuse per non essere riuscita a togliere  il mio sguardo, forse un po’ invadente, da ogni suo gesto, ogni suo movimento, ma lei frenò le mie parole dicendomi che le anime si incontrano e non possono fare altro che osservarsi. Era proprio quello che stavo facendo da un quarto d’ora, sentivo un’attrazione incredibile come se le nostre anime stessero davvero discutendo un contratto di appartenenti sensi. Si chiamava Cristiana, viveva tra Roma e Londra , dipingeva e aveva una bambina di tre anni. Poche furono le parole ma tanta la comprensione, e la sorpresa di quell’incontro che entrambe definimmo fatato e un po ‘ prodigioso. Tra le pagine di quel quotidiano ancora si sentiva la brutale intenzione di ferire eppure il suo sorriso aveva un ‘estensione tale da emarginare la sofferenza perché lei non era capace di cambiare la sua vera natura, la gioia del suo cuore non l’avrebbe sostituita nessuno con niente! Cosa apprese da quel quotidiano che oscurò per pochi secondi il suo viso? Me lo spiego il giorno dopo perché alle ore 11.30 di quella mattina cercammo di conoscere le nostre direzioni parecchio confuse da stanchezza, uggia e nostalgia. Da lontano vidi un uomo dirigersi verso di noi molto deciso, immediatamente immaginai potesse appartenere ad una sua sfera sentimentale, sembravano conoscersi per la confidenza nel saluto e per come frettolosamente Cristiana finì il suo caffè, si alzò e lo seguì. Mi lasciò il suo contatto scrivendo dietro alla sua business card “scrivimi presto”. Mi abbracciò e in quella nostra stretta c’era tutto quel che sarebbe accaduto nei giorni successivi. Si allontanarono, lei con un sorriso, lui senza salutare, con noncuranza nel distanziarla e con sguardo asciutto, teso quasi alterato. Tornai in riunione sempre tra Pavlov e Hesse ma non riuscii a concentrarmi, qualcosa aveva allertato la mia meticolosità, il mio zelo, qualcosa stava richiamando la mia attenzione ad un aspetto che faceva parte della mia sfera femminile. Decisi di scriverle subito anzi no aspettai il tardo pomeriggio perché intuitivamente preferivo fosse sola, mi rispose che stava giocando con sua figlia e mi mando una foto.

Rivelazioni

Il giorno dopo pranzammo insieme, arrivò su una bicicletta rossa tutta vestita di bianco, era ancora più bella del giorno precedente, portamento elegante, sorriso un po’ come quello che hai quando stai per scartare un regalo. Non ricordo un simposio più lungo nella mia vita ma nemmeno così allegro poichè dietro a quella sua velata tristezza si celava una simpatia travolgente e via che ci dovettero obbligare ad alzarci dal tavolo perché noi ne avevamo così tante da raccontarci! Che magia ascoltare le sue avventure, la sua passione per la pittura, il suo vivo interesse per la letteratura classica e tutta la musica jazz. Tra Nina Simone e un quadro di pop art e qualche inebriante bicchiere di buon rosso ci lasciammo andare in segreti e confidenze come quando si ha sedici anni e fu li che mi accorsi di una sua strana reazione quando l’argomento cadde sul sesso maschile come se avesse ricevuto una terribile offesa. Rividi gli stessi occhi di quel giorno in cui la conobbi. Mi spiegò che apprese del matrimonio del padre di sua figlia solo dalle pagine del Times, lui che sparì dalla sua vita senza alcuna spiegazione proprio quando lei era incinta. Il suo imbarazzo mi mise in difficoltà, non osavo chiedere nulla, non avevo quella familiarità per potermelo permettere, me ne andai in tremendo ritardo, attraversai la strada correndo e quando fui dall’altra parte Cristiana mi urlò qualcosa ma il tal rumore del traffico non mi fece sentire nulla allora mi scrisse “scusami c’è una cosa che non ti ho detto, è che non so mai come fare soprattuto quando trovo un’amica, io sono una escort, ora se vuoi puoi anche buttare il mio numero. Con una puttana non ci vuol mai uscire nessuno ed io ti ho rubato del tempo prima che tu decidessi di non vedermi più. Avevo bisogno di passare dei momenti normali! Io avevo appena avuto la più grande lezione d’amore e di umiltà mai ricevuta prima. cristiana-ravelloFu così, proprio di fronte a tanta onestà, semplicità, riguardo e ossequio che si costruì la nostra meravigliosa amicizia. Sentimmo entrambe di aver bisogno l’una dell’altra, non c’era interesse ma solo spontaneità. Ci furono giorni di introspezione, di confusione, di tante domande e poche risposte e anche di una irrefrenabile voglia di far emergere in lei la consapevolezza di cosa fosse realmente. Bella, dolcemente delicata, onesta, disinteressata ma premurosa, talentuosa e così tanto armonicamente leggera. Forse, in alcuni drammatici casi, fin troppo leggera, quasi non le importasse di se, quasi non si amasse non si volesse mai prender cura della sua bellissima persona. Una sera mi fece compagnia, ero sola e avevo la febbre, arrivò con l’intera farmacia un chilo di gelato e iniziò a cucinare come se qualcuno l’avesse avvisata che ci sarebbe stata l’apocalisse ahahah Mi raccontò che quando lavorava usava un nome diverso, si faceva chiamare Francesca e per me da quella sera fu Francesca Bruni, la sua bellezza e delicatezza pareva molto quella nobile dell’omonima amante di Casanova, stessi occhi, stesso sorriso, una perfetta reincarnazione.

Amore avvelenato

In meno di un’ora ricevette circa trenta chiamate sempre dallo stesso uomo che poi scoprii fu colui che la portò via il giorno in cui ci conoscemmo. Mi rivelò la sua vera natura, violento, oscuro, tenebroso, poco loquace e molto geloso. Mi fece giurare di non parlarne con nessuno e mi mostrò le sue gambe dalla cui visione io a stento riuscii a non sentirmi male! Ogni centimetro era coperto da lividi, escoriazioni, ferite, non erano gambe erano un crocevia di segni maledettamente cruenti! Iniziai a tremare, avevo di fronte la dimostrazione di quello che per anni ho sostenuto, difeso protetto e aiutato con tutte le mie campagne contro la violenza sulla Donna. Avevo solo una missione, un compito in quel momento :aiutarla e aiutarla ad aiutarsi ma Dio solo sa quanto fosse difficile. Aveva bisogno che qualcuno credesse in lei, tutte le Donne hanno bisogno di quella considerazione che le renda più forti. Realizzare che la miglior cosa da fare fosse allontanarsi da un uomo così mostruosamente vigliacco, denunciare la violenza subita e iniziare ad amarsi era tra le imprese più difficili della vita. Scoprire che alla base di  tutta questa sofferenza  c’era un padre violento, una madre debole che non la proteggeva e l’incapacità di reagire a tutto ciò non rendeva le cose più facili. Dopo giorni a rotolarsi tra suoi lambiccati pensieri e le sue spaventate decisioni raggiunse la sorella a Londra alla quale raccontò tutto e finalmente iniziò un percorso che si chiamava “insieme è meglio” , un percorso che amici e parenti potevano condividere con chi era vittima di violenze. Non mi stancherò mai di ripeterlo, l’uomo violento teme l’essenza della forma umana femminile. Ha paura della forza emotiva e spirituale della Donna, il suo essere maschio è una sorta di difetto di nascita, la sua violenza il suo totale fallimento. L’uomo violento ha radici profonde, la sua consapevolezza l’unico modo per salvarsi da questo grave disturbo e salvare la Donna dalla sua ferocia. La Donna recidiva a questi uomini ha bisogno di aiuto, ha bisogno di essere curata nella sua fragilità, nella sua paura, nella sua sicurezza, nella sua incapacità di affrontare la mostruosa incombenza del suo uomo. Cristiana Ravello, oggi vive a Londra, ha 51 anni fa la pittrice e ha una collezione di ritratti contemporanei meravigliosi, il suo passato è passato ed è servito a renderla ancor più bella di quello che già non fosse. Si è amata e ha dimostrato alle Donne che con coraggio si può uscire da situazioni di amori velenosi e dipendenze sessuali. Ha rischiato la sua vita ma è fuggita e ha denunciato l’uomo che la stava distruggendo. Si è sposata con un altro uomo dal quale ha avuto un altro figlio, si amano di un amore sano perché ha curato il suo problema di dipendenza affettiva e sessuale. Cristiana Ravello oggi è una Donna libera!

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Lo sapete come è nata la Guida Michelin?

La guida Michelin fu ideata da due fratelli, Édouard e André Michelin, nel 1898, nove anni dopo la fondazione dell’omonima Fabbrica di Pneumatici francesi. I due iniziarono quasi per gioco a redarre un piccolo breviario che rendesse più piacevole lo spostamento degli allora pochi automobilisti francesi.
Il piccolo libretto di quattrocento pagine, scritto dai fratelli Michelin, conteneva diverse informazioni: stazioni ferroviarie, medici e farmacisti, meccanici e benzinai, e naturalmente gommisti, collocati in almeno 2000 località di cui veniva fornito anche il numero di abitanti residenti.

Insomma, la  Guida Michelin era un’ottima compagna di viaggio che inizialmente veniva offerta gratuitamente. Non si poteva ancora pensare ad un business visto che le automobili in tutta la Francia erano appena 3000. La svolta avvenne per caso. Si narra che Andrè Michelin in sosta dal benzinaio, notò che una pila di sue guide era utilizzata come spessore per ovviare alla mancanza di una gamba di un tavolo. La lungimiranza non mancava ad Andrè: era convinto che l’automobile avrebbe caratterizzato tutto il ‘900 e non si sbagliava. Decise allora di trasformare il piccolo libretto gratuito in una guida a pagamento.

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