Martin Frederick Dam

by Anna D'Angelo

01.01.22

La Devozione va per Mare

 

Conobbi Martin mentre passeggiavo a Thorupstrand, un villaggio di pescatori nello Jutland settentrionale, una delle poche realtà sopravvissute in Danimarca
La sua storia è sorprendentemente straordinaria.

Era una giornata freddissima di dicembre, percorrevo la strada che da Gjøl conduce alla costa settentrionale, dovevo incontrare un gruppo di professori e studenti dell ‘università di Copenhagen per un seminario da loro organizzato riguardo l’importanza dello stile di vita Hygge.
Ossessionata da questa loro maestria nella condivisione dei piaceri, decisi di approfondire affinché potessi coglierne gli aspetti più benefici ed imparare questa straordinaria arte che conduce alla felicità.
Mi iscrivo e come da aspettative ricevo una mail che mi invita ad esercitarmi alla lungimiranza dello stato di gioia e del sorriso.
Hygge Un warning diceva “astenersi se riteniate sia questo il luogo per il vostro rifugio psicologico, per quello ci sono altri itinerari”. Mi piacque subito, sentivo che era esattamente dove volevo essere così senza esitare prenotai e partii.

Il viaggio fu lungo e un po ‘ faticoso ma quando la fatica è il preludio ad una nuova ed esilarante esperienza si sente più il solletico della novità rispetto alla stanchezza che in sostanza null’altro è che una condizione mentale da noi imposta.

Durante i vari spostamenti, treno, nave,  auto, riuscii a leggere tutto il libro Hygge, la via danese alla felicità di Meik Wiking, le pagine ridondavano di sentimento allo stato puro, un passaggio che non riuscii più a dimenticare fu:
“La hygge è legata a un’atmosfera e a un’esperienza più che agli oggetti. È stare con le persone che amiamo. È la sensazione di essere a casa, di trovarci al sicuro, di essere protetti dal mondo e poter quindi abbassare la guardia. Magari semplicemente conversando sulle piccole o grandi cose della vita, godendoci una compagnia tranquilla e silenziosa oppure sorseggiando una tazza di tè da soli.”
Possibile che così pochi semplici gesti potessero portare alla felicità?  Io non riuscivo a capire e la cosa mi incuriosiva ancor di più.

L’Autobus arrivò a Thorupstrand, fine corsa, ma mi resi conto che mancavano ancora una ventina di kilometri per raggiungere la meta che era Bulbjerg. In quel momento da Thorupstrand a Bulbjerg l’unico mezzo di trasporto a disposizione erano i miei “solerti piedi” e così mi incamminai percorrendo per circa un’ora e mezza una strada nevosa con uno scenario ricco di strapiombi e scogliere.
Prima di immergermi nella più solitaria passeggiata mi fosse mai capitata e di arrivare a destinazione, decisi di scattare qualche foto sul mare di Thorupstrand scoprendo un incantevole villaggio di pescatori.
Danimarca-thorusprandAllineate come  fossero tante pedine di una dama, sostavano ordinatamente sulla spiaggia le fishing boats, belle, eleganti, pulite come appena varate.

Seduto a pochi metri, un uomo concentrato a sistemare un groviglio di reti.
Avvicinandomi  mi accorsi di quanto fossero grandi le sue mani, più scure di tutto il resto del corpo, con illimitate rughe che attraversavano orizzontalmente il dorso.
Muoveva le dita come se stesse facendo un golf di lana con ferri o uncinetto, ero rapita e lui alzando il volto mi fece un sorriso di accoglienza come è tipico da quelle parti. Mi disse che faceva molto freddo, di non stare in piedi ma di mettermi seduta comoda vicino a lui, aveva un fuocherello che non sarebbe durato ancora molto.
Si chiamava Martin, aveva 72 anni e trasmetteva tutta la sua terra attraverso quei grandi occhi blu e quelle ragguardevoli estremità.
fisherman-danimarcaPensava mi fossi persa, era stupito potessi passeggiare da sola su una spiaggia di pescherecci.
Gli chiesi dove fossero  i fishermen  e mi disse che a quell’ora se ne stavano tutti a dormire perché avevano affrontato le forti correnti della notte precedente. L’attività della pesca, mi spiegò, era assai complicata in quella zona perché il mare, sempre molto agitato, mutava costantemente il fondale, impedendo così la costruzione di un porto. Le imbarcazioni ogni giorno dovevano essere trascinate dentro e fuori dall’acqua senza mai poter attraccare ma con la sola possibilità di essere sistemate sulla riva.
Nel frattempo tra un racconto e l’altro riuscì a districare la sua grande rete, con determinazione e orgoglio mi raccontò che proprio grazie a queste reti  posizionate sul fondo del mare per un paio di giorni, salvaguardano l’ambiente , passano dal mare alla sabbia senza distruggere nulla.
Le loro barche sono costruite con legno di  quercia già da prima dell’era vichinga. Sono robuste e resistenti a qualsiasi brutta furia del mare, usa questo termine in inglese “bad fury” che lo fa sorridere a svelare una certa confidenza con quell’imprevedibile complesso di acqua salata.
thorupstrandMi chiese dove fossi diretta e immediatamente guardando l’orizzonte mi intimò di stare molto attenta “perché le insidie quando si va per mare sono dietro l’angolo. ”
Mangia poco ma sostanzioso, ringrazia il mare ogni giorno, trattalo bene, lascia che ti regali i suoi frutti e fanne onore.
E poi…non ti fidare mai ma non glielo far capire altrimenti si offende, furono le sue raccomandazioni.
Mi offrì una tazza di vino caldo e delle nocciole, allora io mi offrii di aiutarlo con le sue reti, lui accettò a delle condizioni ben precise: “se vuoi aiutarmi sarà solo perché io possa insegnarti qualcosa che ti serva nella vita.”
Ero emozionata alla sola idea che stesse per farmi costruire qualcosa con quella rete che aveva per lustri conservato i più nascosti segreti. Le sue mani presero le mie e dolcemente posizionò le mie dita in una sequenza tale da poter formare una trama e un ordito, molto semplicemente una su e una giù poi tutto era una questione di manualità, di leggerezza e pratica. Mi sentivo un po’ imbranata ma Martin non smise di guidare le mie mani e dopo un quarto d’ora tutto diventò quasi naturale.

“Ti stai divertendo?”, mi domandò, ed io risposi che mi sembrava incredibilmente rilassante, mi faceva bene quanto stessi facendo, una sorte di “Age quod agis” e Martin immediatamente mi fece notare che tutto quel che stavo vivendo era semplicemente “Hygge“.
Mio Dio era proprio quello che sarei andata  ad apprendere nei giorni successivi.
La trama e l’ordito si completarono in una splendida borsa che Martin mi fece utilizzare per raccogliere insieme alghe, plastica, vetro e qualsiasi cosa il mare avesse portato a riva e potesse essere dannosa per la sua nativa spiaggia.

Le ore di luce a dicembre sono poche e il sole tramonta nel primo pomeriggio così decisi di fermarmi e raggiungere Bulbjerg durante le prime luci dell’alba, Martin mi offri un pasto caldo ed un comodo letto.

Fu una delle serate più belle della mia vita, ascoltai per ore ogni sua parola perché sembrava una costante melodia, dietro a lemmi pronunciati con un accento a volte incomprensibile c’era un piacevole intercalare di norreno occidentale, eppure io capivo tutto.
C’era al centro di ogni suo racconto un riferimento all’amore pur che fosse anche triste con qualche retroscena amaro e un finale doloroso, Martin non aveva mai smesso di credere nella magia della vita e di quello che lui definiva suo unico Dio, il mare.
Solo, senza figli, con una unica donna amata che lo ha lasciato scomparendo per sempre, mi ripeteva continuamente che il dolore non esisteva.
“Il dolore è la trasfigurazione della parte malvagia del mondo perché permettere che esista?
Quando sei triste volgi il tuo sguardo all’orizzonte, stai vicino a chi ami, stai nel tuo rifugio caldo, cerca convivialità, condivisione, il loro straordinario Hygge, io lo avevo appena imparato lì tra una trama e un ordito.
Mi addormentai  durante la lettura di un passaggio di “le avventure di una banconota” di  Peter Andreas Heiberg, ho dormito con il sorriso, decisamente un’ironia d’altri tempi.
BULBJERG-DANIMARCA Il giorno successivo Martin mi accompagnò sulla strada per Bulbjerg e io con le lacrime agli occhi e una gran fatica lo salutai con il terrore di non poterlo più rivedere e anche qui mi diede una lezione di vita che metto in pratica ogni giorno da quando l’ho conosciuto.
“Pensa se non ci fossimo mai incontrati, mi disse, non avremmo allargato il divano del nostro cuore e avremmo gioito dodici ore in meno. Portati a casa tutto sorridendo e non pensare a quel che sarà dopo anche perché devi preparare i tuoi occhi, tra poco vedrai una delle scogliere più belle al mondo!
E così fu… Bulbjerg è l’unica formazione rocciosa  nello Jutland, unica scogliera di uccelli sulla terraferma danese, unico luogo di riproduzione del gabbiano tridattilo, uno spettacolo che la natura ancora ci lascia senza fiato.
Osserva i gabbiani capirai cosa sta succedendo intorno e dentro di te, la loro sensibilità ti stupirà.

Martin Frederick Dam, un uomo, un pescatore  che conosce la gratitudine, la sofferenza, la povertà, la ricchezza ma non conosce il male perché la natura umana è buona e il male è essenzialmente innaturale.
Martin è una luce che non si spegnerà mai, oggi ha 89 anni, vive a Thorupstrand sempre nella stessa casa e legge ancora Heiberg, è la sua compagnia preferita insieme a vino caldo e nocciole.

Link di Thorupstrand: https://webgate.ec.europa.eu/fpfis/cms/farnet2/sites/default/files/wg1_thorupstrandguild-dkflag_session2.pdf

Foto-raccontami-una-storia

 

 

 

 

 

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14 Commenti
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Splendido racconto ,mi ha veramente rapito,come se potessi sentire il profumo del mare….
Questa è la vera Ricchezza
Veramente toccante Anna
Complimenti
♥️
Brava Annina! Splendido racconto! 👏🥰
Un racconto toccante nella sua semplicità e un’esperienza di vita che grazie alla tua “penna” hai voluto condividere con i tuoi lettori❤
Cara Anna, prima di leggere questa preziosa storia di vita, non conoscevo la filosofia Hygge. L’ho sentita anche mia. Grazie per avermi fatto viaggiare con la mente lungo la costa del mare danese e conoscere Martin. Mare e montagna si sono incontrati.
Manuela.
Racconto stupendo. Travolta da un’avvolgente serenità, mi sembrava di vivere ogni parola in prima persona. Complimenti Anna!
Bellissima storia!!! 👏🏼👏🏼👏🏼👏🏼

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Lo sapete come è nata la Guida Michelin?

La guida Michelin fu ideata da due fratelli, Édouard e André Michelin, nel 1898, nove anni dopo la fondazione dell’omonima Fabbrica di Pneumatici francesi. I due iniziarono quasi per gioco a redarre un piccolo breviario che rendesse più piacevole lo spostamento degli allora pochi automobilisti francesi.
Il piccolo libretto di quattrocento pagine, scritto dai fratelli Michelin, conteneva diverse informazioni: stazioni ferroviarie, medici e farmacisti, meccanici e benzinai, e naturalmente gommisti, collocati in almeno 2000 località di cui veniva fornito anche il numero di abitanti residenti.

Insomma, la  Guida Michelin era un’ottima compagna di viaggio che inizialmente veniva offerta gratuitamente. Non si poteva ancora pensare ad un business visto che le automobili in tutta la Francia erano appena 3000. La svolta avvenne per caso. Si narra che Andrè Michelin in sosta dal benzinaio, notò che una pila di sue guide era utilizzata come spessore per ovviare alla mancanza di una gamba di un tavolo. La lungimiranza non mancava ad Andrè: era convinto che l’automobile avrebbe caratterizzato tutto il ‘900 e non si sbagliava. Decise allora di trasformare il piccolo libretto gratuito in una guida a pagamento.

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