Hotel Pierre Milano

by Anna D'Angelo

22.12.21

Che bella Milano quando la scopri passeggiando!

Se camminate alzando lo sguardo, Milano vi regala scorci emozionanti.
La via De Amicis, oggi crocevia tra centro e Navigli, era un lungo tratto di fossa interna che arrivava fino alla darsena. Un romantico canale che purtroppo si trasformava nelle stagioni calde in “fogna a cielo aperto” così definito da Alessandro Manzoni in un suo epigramma.
Fu ritenuto anche pericoloso ed il Comune nel 1929 decise di chiudere le fosse interne da San Marco alla Darsena.
Percorrendo la via De Amicis da Via Carducci verso Molino delle Armi si scorge un palazzo del XIX secolo bianco niveo, oggi dimora di un elegante Hotel a 5 stelle: l’Hotel Pierre Milano.

La chiusura delle fosse interne ha creato un dislivello donando all’Hotel una posizione prominente e slanciata.
Mi piace pensare sia proprio dove ormeggiavano le imbarcazioni perché c’è ancora un pilastro di sasso con i segni visibili lasciate da grosse cime.
Un vestibolo invitante richiama all’interno, sobrio ed elegante l’Hotel Pierre Milanooffre un gioco di contrasti di stili.

Un meraviglioso dipinto del pittore russo Alexander Sergeeff (scuola Accademica Belle Arti di Mosca) ritrae l’ingresso dell’Hotel rappresentando una giornata di abituali viaggiatori in attesa, sembra svolgersi nel periodo della Belle Epoque,in Italia periodo Giolittiano.

Le stanze hanno particolari che le rendono eleganti ed originali con pareti raffiguranti balconate e palchi della Scala di Milano, un tocco di distinta accuratezza!
Ad accogliermi il proprietario Giorgio Cavallaro, già in attività con altre due strutture a Senigallia e a Courmayeur. Una gestione famigliare che ha origini dal nonno paterno Giuseppe Cavallaro.

Camminate con lo sguardo in alto, ci sono luoghi che vi raccontano una Milano vera. L’Hotel Pierre con la sua sobrietà ed eleganza ne sa qualcosa.

 

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Lo sapete come è nata la Guida Michelin?

La guida Michelin fu ideata da due fratelli, Édouard e André Michelin, nel 1898, nove anni dopo la fondazione dell’omonima Fabbrica di Pneumatici francesi. I due iniziarono quasi per gioco a redarre un piccolo breviario che rendesse più piacevole lo spostamento degli allora pochi automobilisti francesi.
Il piccolo libretto di quattrocento pagine, scritto dai fratelli Michelin, conteneva diverse informazioni: stazioni ferroviarie, medici e farmacisti, meccanici e benzinai, e naturalmente gommisti, collocati in almeno 2000 località di cui veniva fornito anche il numero di abitanti residenti.

Insomma, la  Guida Michelin era un’ottima compagna di viaggio che inizialmente veniva offerta gratuitamente. Non si poteva ancora pensare ad un business visto che le automobili in tutta la Francia erano appena 3000. La svolta avvenne per caso. Si narra che Andrè Michelin in sosta dal benzinaio, notò che una pila di sue guide era utilizzata come spessore per ovviare alla mancanza di una gamba di un tavolo. La lungimiranza non mancava ad Andrè: era convinto che l’automobile avrebbe caratterizzato tutto il ‘900 e non si sbagliava. Decise allora di trasformare il piccolo libretto gratuito in una guida a pagamento.

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